6 ottobre

    Errori INPS con risarcimento danni

    Contributi INPS: chi deve versarli, come effettuare il versamento e la comunicazione, le scadenze e l'eventuale compensazione crediti/debiti. Se l'INPS fornisce a un assicurato un'informazione inesatta sul periodo che manca alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia deve poi risarcire il danno che eventualmente ne deriva. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza n. 23050/2017 sugli errori INPS che dà ragione a un lavoratore che aveva sottoscritto un accordo di rinuncia a impugnare il licenziamento, dopo il quale era stato messo in mobilità, nella convinzione che il periodo di ammortizzatori sociali fosse sufficiente a fargli maturare la pensione di vecchiaia. Questo, sulla base di comunicazione scritta da parte dell'INPS sulla situazione contributiva utile al pensionamento. In parole semplici, l'INPS aveva erroneamente comunicato al lavoratore che i 18 mesi di mobilità fossero sufficienti ad accompagnarlo alla pensione. In seguito a questa comunicazione, il lavoratore aveva firmato l'accordo con l'azienda. Successivamente, aveva presentato domanda di pensione vedendosela però respingere per mancanza del requisito contributivo. Contrariamente a quanto l'INPS aveva comunicato, i 18 mesi di mobilità non erano sufficienti ad agganciare il requisito per la pensione. La Cassazione ha stabilito che: «In tema di erronea comunicazione al lavoratore, da parte dell'INPS, della posizione contributiva utile al pensionamento, l'ente risponde del danno derivatone per inadempimento contrattuale, salvo che provi che la causa dell'errore sia esterna alla sua sfera di controllo e l'inevitabilità del fatto impeditivo nonostante l'applicazione della normale diligenza». In particolare, la comunicazione dell'ente previdenziale relativa ai dati sulla situazione previdenziale e pensionistica «ha valore certificativo», senza richiedere particolari forme (basta «la comprensibilità del cittadino munito del livello di istruzione obbligatoria») e non ci sono norme in base alle quali possano esserci in questa comunicazione parti accidentali o accessori di cui il destinatario debba tenere conto a suo rischio. Anzi, la Costituzione impone: «La veridicità degli atti e provvedimenti delle pubbliche amministrazioni, i quali giammai possono essere considerati come asserzioni su cui la prudenza richieda di non fare assegnamento». Quindi, se un ente previdenziale, che ha personalità giuridica di diritto privato, comunica a un proprio assicurato «un'informazione erronea in ordine all'avvenuta maturazione del requisito contributivo occorrente per poter fruire della pensione di vecchiaia», ha l'obbligo di risarcire il danno che ne deriva. La responsabilità dell'INPS, in questo caso, è fondata: «Sull'inadempimento dell'obbligo legale gravante su enti pubblici dotati di poteri di indagine e certificazione, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede, di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi al conseguimento di beni essenziali della vita, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative, pur se contenute in documenti privi di valore certificativo».


    Rete Imprese Italia su Bce: 'Da stretta su crediti deteriorati pesanti ripercussioni su imprese'

    Rete Imprese Italia esprime forte preoccupazione per la posizione che la Banca Centrale Europea è tornata ad assumere in materia di crediti deteriorati. Si tratta di disposizioni che, a causa dei maggiori accantonamenti richiesti alle banche, rischiano di penalizzare ulteriormente le micro, piccole, medie e grandi imprese del commercio, dell'artigianato, del turismo, dei servizi, dei trasporti, delle professioni, del manifatturiero e delle costruzioni, che vedrebbero salire il costo del credito e ridursi la disponibilità di finanziamenti. Questo intervento - prosegue Rete Imprese - si aggiungerebbe alle linee guida già emanate nel marzo scorso, determinando l'ennesima stretta che rischia di interrompere il faticoso ripristino di condizioni di normalità del mercato del credito. In un sistema economico impegnato ad uscire faticosamente da una lunga fase di crisi, i nuovi orientamenti della BCE appaiono, pertanto, fortemente distonici con le esigenze della ripresa economica. Vi è, inoltre, il rischio che nel primo trimestre del prossimo anno vengano diffuse ulteriori «considerazioni» da parte della BCE sulla materia, destinate con ogni probabilità ad alzare ulteriormente l'asticella. Per questo - conclude Rete Imprese Italia - in materia di vigilanza bancaria vi è assoluto bisogno di un quadro normativo di riferimento certo. E alla luce di ciò, Rete Imprese Italia promuoverà tutte le possibili azioni in fase di consultazione del documento per far sì che la Banca Centrale Europea, in sede di definitiva emanazione delle nuove disposizioni, assuma posizioni più coerenti con l'esigenza di garantire adeguati flussi di credito all'economia reale.