06 novembre

    Emendamenti al Bonus pubblicità online

    Estensione alle testate online dell'agevolazione sugli investimenti pubblicitari anche dopo il 2017: è uno degli emendamenti presentati in commissione Bilancio al Senato sul decreto fiscale, che contiene la norma sul bonus pubblicità. Il testo del dl 148/2017 è al momento in commissione Bilancio, il calendario prevede che arriverà in Aula mercoledì 15 novembre. Vediamo nel dettagli quali sono, al momento, le più importanti proposte emendative presentate in relazione all'articolo 4, che riguarda appunto la pubblicità sui media. Si tratta, lo ricordiamo, di un credito d'imposta al 75% per gli investimenti incrementali rispetto a quelli effettuati nell'anno precedente. E' stato introdotto dalla manovra bis 2017 (dl 50/2017) e viene ora modificato dal decreto fiscale, che fra le altre cose ha stabilito l'estensione dell'agevolazione anche alle testate online. In realtà, al momento il credito d'imposta anche alle testate online è esplicitamente previsto solo per il periodo che va dal 24 giugno al 31 dicembre 2017, a condizione che gli investimenti siamo almeno dell'1% più alti rispetto a quelli dell'anno precedente. Non viene invece modificata la formulazione del comma 1 dell'articolo 57 bis del dl 50/2017, in base al quale il bonus pubblicità spetta a imprese e lavoratori autonomi: «che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali». Fra gli emendamenti presentati in Senato al Dl, viene dunque prevista esplicitamente l'estensione del bonus alla stampa online. Gli emendamenti chiedono anche l'estensione del bonus agli enti non commerciali, agli investimenti sulle concessionarie di pubblicità esterna, alle emittenti radiotelevisive locali anche nel 2017. Per applicare l'agevolazione è comunque necessario un decreto attuativo della presidenza del consiglio dei ministri, che dovrà dettagliare modalità e criteri di attuazione del credito d'imposta, investimenti ammessi, casi di esclusione, procedure di concessione e di utilizzo del beneficio, documentazione richiesta, controlli e alle modalità finalizzate ad assicurare il rispetto del limite di spesa (62,5 milioni di euro per finanziare la misura nel 2018, di cui 20 mln devono riguardare l'estensione del beneficio al 2017).


    Innovazione digitale ancora distante dagli uffici pubblici

    In Italia la Pubblica amministrazione digitale rimane una chimera. Il sogno dei cittadini e degli imprenditori di vedere sparire le scartoffie, evitare le code agli sportelli e gestire on line tutte le pratiche burocratiche non si è ancora avverato. Come sempre, al di là della media nazionale, le cose cambiano nelle diverse zone del Paese. A Bolzano, in Emilia Romagna e in Veneto, la quota si alza al 6% mentre precipita all'1 e mezzo per cento in Liguria, Trento, Puglia e Sicilia. Soltanto il 12% delle amministrazioni locali, tra regioni, province, comuni e Asl, riesce a gestire servizi pubblici on line in condizioni di piena sicurezza e tracciabilità. Non c'è da stupirsi, quindi, se soltanto il 16% degli italiani spedisce on line moduli compilati agli uffici pubblici. Il ritardo digitale viene certificato anche dalla bassa percentuale di cittadini, appena il 23%, che si dichiara soddisfatto dei servizi pubblici, una quota che colloca il nostro Paese al penultimo posto nella classifica europea. La scarsa qualità ed efficienza dei servizi pubblici influisce non poco sulla competitività delle aziende e, in proposito, il rapporto di Confartigianato mostra una situazione poco invidiabile: l'Italia è al 50° posto tra 190 Paesi del mondo per le condizioni che facilitano l'attività degli imprenditori. Insomma, il quadro che esce è quello di un Paese a due velocità: mentre gli imprenditori si danno da fare per investire nelle tecnologie 4.0, la burocrazia italiana arranca faticosamente sulla strada dell'innovazione digitale.