10 gennaio

    Convenzione Dipartimento Politiche Europee e Unioncamere per rafforzare le PMI nell'UE


    Promuovere la diffusione e la conoscenza a livello locale e nazionale delle politiche e delle tematiche europee. E' questo l'obiettivo della nuova convenzione firmata oggi a Roma tra il Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Unioncamere. L'intesa in concreto potrà contribuire a favorire iniziative per rendere sempre più efficaci gli Sportelli Unici per le Attività produttive (SUAP), i punti unici di accesso delle imprese alla pubblica amministrazione per tutti i procedimenti amministrativi riguardanti l'avvio e lo svolgimento di una determinata attività economica. Sono, inoltre, previste iniziative, eventi e campagne informative e formative per accrescere la conoscenza, anche presso le piccole e medie imprese, delle opportunità del mercato unico e delle politiche e tematiche europee. "La convenzione con Unioncamere rappresenta una opportunità per far conoscere sempre più efficacemente al mondo della piccola e media impresa i vantaggi dell'appartenenza all'Unione Europea e i servizi e gli strumenti che lo stare in Europa offre a imprenditori e professionisti", ha sottolineato Diana Agosti, Capo Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri. "SOLVIT e il centro di assistenza per il riconoscimento delle qualifiche professionali istituiti presso il Dipartimento per le Politiche Europee rappresentano due efficaci esempi di opportunità per far valere i diritti ed esercitare la propria attività. E' sempre più necessario rafforzare ogni iniziativa che favorisca la diffusione della conoscenza dell'Unione: è un obiettivo del Dipartimento, è una priorità istituzionale tanto più oggi all'indomani del rilancio nel 2017 del dibattito sul futuro dell'Europa in occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario dei Trattati di Roma e alla vigilia del 2019 che sarà l'anno delle elezioni europee". "Quest'intesa arricchisce il quadro di alleanze che il Sistema delle Camere di commercio sta mettendo a punto con le altre istituzioni del nostro Paese per avvicinare un numero sempre maggiore di imprese italiane ai mercati stranieri, a partire da quello europeo che resta il principale sbocco delle esportazioni made in Italy". E' quanto ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. "Per questo occorre fare conoscere alle nostre PMI le opportunità di crescita e le regole di "gioco" per competere ad armi pari all'estero, come intendiamo fare anche attraverso questa collaborazione per quanto attiene all'Unione europea. L'internazionalizzazione, infatti, è una delle funzioni chiave che ci sono state assegnate dalla recente riforma camerale e che ci vedrà impegnati nel prossimo triennio a individuare, formare e preparare per l'export almeno 10.000 nuove imprese."


    Lavoro e Jobs Act: programmi elettorali


    Contratti a tempo indeterminato, salario minimo garantito, reddito di cittadinanza, articolo 18, cuneo fiscale: le forze politiche accolgono l'appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e mettono il lavoro al centro della campagna elettorale proponendo una lunga serie di cambiamenti al Jobs Act. Qualche esempio: il centro destra propone detassazione per apprendistato e formazione, il Pd il salario minimo garantito, il Movimento Cinque Stelle reddito di cittadinanza e tutele articolo 18, proposta avanzata anche dalla sinistra di Liberi e Uguali. In linea generale, da tutti arrivano prese di posizione a favore del lavoro stabile. Vediamo tutto. Fra i capitoli più accesi, quello sulla necessità di favorire un'occupazione stabile, scoraggiando il ricorso a contratti a tempo determinato o altre forme di flessibilità. Sullo sfondo i dati ISTAT, che contano 23 milioni 183mila occupati nel novembre 2017, il dato più alto degli ultimi 40 anni, con una crescita che però riguarda in gran parte i contratti a termine (+450mila su base annua, contro i 48mila contratti a tempo indeterminato). Il Movimento 5 Stelle propone misure strutturali per rendere più convenienti i contratti a tempo indeterminato, Forza Italia pensa a una decontribuzione e ad agevolazioni fiscali, il Pd propone costi più alti per i contratti a termine, magari con aumento della liquidazione per i contratti che vengono continuamente rinnovati senza stabilizzazione. La Lega Nord punta in generale su una semplificazione della contrattazione. No agli incentivi fiscali e contributivi da Liberi e Uguali, che sottolinea come le misure già sperimentate negli ultimi anni non abbiano funzionato, ed è invece favorevole ad aumentare gli investimenti pubblici per la creazione di posti di lavoro. Come detto, quasi tutte le principali forze politiche (Forza Italia, Lega, M5S e Pd) propongono, con modulazioni diverse, un taglio del cuneo fiscale. Il M5S chiede anche l'abolizione dell'IRAP per le piccole imprese e i professionisti. Forza Italia è favorevole a una flat tax da applicare alle imprese, che oltre a tagliare le tasse semplifichi gli adempimenti. Il Movimento 5 Stelle continua anche a proporre un suo tradizionale cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, probabilmente ridotto rispetto ai 780 euro al mese della proposta del 2013. Il Pd invece sta studiando una proposta di reddito minimo garantito, che fissi per legge il salario minimo di un'ora di lavoro (fra i 9 e i dieci euro). Sul salario minimo, proposta anche da parte della Lega Nord. Si esprimo a favore della reintroduzione dei voucher lavoro Forza Italia e Lega Nord. Vogliono invece reintrodurre l'articolo 18, quindi il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Quest'ultima forza politica propone in generale un passo indietro decisivo rispetto al Jobs Act. Forza Italia invece parla di una nuova legge Biagi 4.0 che preveda nuove forme contrattuali flessibili per diverse tipologie di lavoratori. Tutte le forze politiche propongono infine misure di riforma delle politiche attive: il M5S pensa al potenziamento dei Centri per l'impiego per un miglior incontro di domanda e offerta di lavoro, il Pd propone il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e nuove tipologie di contratti di ricollocazione (che uniscano forme di sostegno al reddito con iniziative di formazione). Sulla ricollocazione sono d'accordo anche Forza Italia e Liberi e Uguali.

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