10 novembre

    Split payment, guida alla nuova disciplina

    Soggetti IVA esclusi, adempimenti, rimborsi: l'Agenzia delle Entrate fissa le regole applicative delle novità in materia di split payment introdotte dalla manovra bis (legge 70/2017), che di fatto ha ampliato il numero delle società pubbliche verso cui si applica la scissione dei pagamenti (ad esempio, alle controllate della PA), e lo ha reso obbligatorio anche per i professionisti. Si completa così l'iter applicativo della norma, su cui già erano intervenute le direttive ministeriali. La nuova disciplina sullo split payment, per cui il fornitore non incassa più l'IVA segnata in fattura, che la PA versa direttamente allo Stato, si applica alle fatture emesse dallo scorso primo luglio 2017. Per quanto riguarda l'ambito soggettivo, lo split payment si applica a tutte le società pubbliche destinatarie di fatturazione elettronica (enti statali e locali, autorità indipendenti, amministrazione autonome), alle controllate dalla PA centrale e locale, e alle società quotate nell'indice FTSE MIB di Borsa Italiana. Le società possono controllate sia direttamente sia indirettamente. Gli elenchi delle società controllate e delle blue chips sono pubblicati sul sito del ministero delle Finanze. Attenzione: in virtù della pubblicazione di questi elenchi, non è più necessaria l'attestazione sul'appartenenza a una categoria coinvolta nell'obbligo di split payment. Sono esclusi dallo split payment gli: «enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico». Sul fronte dell'ambito oggettivo, la più grossa novità consiste nell'estensione alle fatture dei lavoratori autonomi e dei professionisti verso tutti gli enti della PA coinvolti nell'obbligo di split payment. Restano escluse: operazioni soggette a reverse charge, in cui quindi l'imposta è dovuta dal committente; operazioni soggette a regimi IVA speciali; operazioni esonerate dall'obbligo di certificazione fiscale, con corrispettivi annotati negli appositi registri; cessioni all'esportazioni non imponibili; operazioni in cui la PA non effettua alcun pagamento del corrispettivo nei confronti del fornitore, che lo trattiene da un importo a lui spettante. operazioni in cui il fornitore ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettantegli, in forza di un provvedimento giudiziale (perle prestazioni rese dal professionista delegato dall'Autorità Giudiziaria alla procedura di esecuzione immobiliare), compensazioni fra contrapposti rapporti di credito fra pa e impresa entrambe soggette a scissione dei pagamenti; operazioni permutative; operazioni rese in favore dei dipendenti, con fattura intestata a questi ultimi. La fattura in regime di split payment va emessa con l'annotazione scissione dei pagamenti ai sensi dell'articolo 17-ter del DPR 633/1972. Il fornitore non computa nella liquidazione di periodo l'IVA a debito indicata in fattura, ma segna nel registro "IVA vendite" le operazioni effettuate e la relativa IVA non incassata, annotando in modo distinto la fattura emessa in regime di scissione contabile e riportando l'aliquota applicata e l'ammontare dell'imposta. C'è una novità sull'esigibilità dell'imposta, che il contribuente può anticipare al momento di registrazione della fattura (prima rilevava sempre il pagamento del corrispettivo). Si tratta di una scelta del contribuente, che può essere effettuata per ciascuna singola fattura, senza bsogno di comunicazioni (conta il comportamento concludente). Il versamento va effettuato entro il 16 del mese successivo a quello di esigibilità dell'imposta, utilizzando il modello F24. Sono le stesse modalità già precedentemente applicate per lo split payment. C'è una novità che riguarda gli acquisti effettuati dalla PA o dalla società soggetta a split payment nell'esercizio di attività commerciali (diverse da quelle istituzionali). In questo caso, la PA può scegliere fra la modalità sopra descritta e l'annotazione delle fatture di acquisto nel registro entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l'imposta è divenuta esigibile. Per le fatture con esigibilità fra il 1° luglio 2017 e il 30 novembre 2017, il versamento dell'imposta va effettuato entro il 18 dicembre 2017. Lo split payment si applica anche a eventuali note di variazione in aumento, mentre se la nota è in diminuzione, e si riferisce a un'operazione fatturata prima del luglio 2017, l'IVA viene versata con il metodo ordinario. Anche in quest'ultimo caso, si può scegliere di applicare lo split payment (se il sistema è per esempio definitivamente impostato in questo senso). Per quanto riguarda il calcolo dell'acconto IVA, quale che sia il metodo utilizzato dal contribuente (storico, previsionale, effettivo), bisogna tener conto anche delle fatture emesse con scissione dei pagamenti. Quindi, le società che pagano l'IVA con metodo storico, dovranno fare un ulteriore versamento di acconto, nel novembre 2017 oppure, in caso di IVA trimestrale con il versamento del terzo trimestre 2017. C'è un'agevolazione che compensa il meccanismo dei rimborsi IVA, per cui il contribuente può chiedere, in tutto o in parte, nella dichiarazione IVA annuale o nell'istanza trimestrale, il rimborso dell'eccedenza detraibile (se di importo superiore a 2.582,28 euro), calcolando le operazioni effettuate in regime di split payment tra le operazioni cosiddette ad aliquota zero. Infine, niente sanzioni per gli errori commessi in sede di prima applicazione, fino all'emanazione della circolare, a condizione che l'imposta sia stata pagata.


    Nel 2017 made in Italy della Moda arriva a 50 miliardi, con +3,9% in ultimo anno, trainato da Brics (+11,3%). Nei Brics migliore performance per Lombardia (+23,9%), Piemonte (+16,4%) e Marche (+14,2%)

    L'analisi dei dati sul commercio estero evidenzia che negli ultimi dodici mesi (settembre 2016-agosto 2017) l'export del Tessile, abbigliamento e pelle sale a 49.968 milioni di euro, con un aumento del 3,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. L'export della moda si consolida al 2,9% del PIL, ai massimi degli ultimi 15 anni. Nel 2017 l'avanzo commerciale del Tessile, abbigliamento e pelle vale 19.044 milioni di euro e da solo ripaga più della metà (59,7%) della bolletta energetica di 31.902 mln euro, calcolata in una nostra recente analisi. Nel 2017 il Settore del Tessile, abbigliamento e pelle conta 98.870 imprese registrate, di cui oltre la metà (51,3%), pari a 50.743 unità, sono artigiane. Nel settore lavorano 460.304 addetti di cui 159.960, pari al 34,8% sono occupati nelle imprese artigiane; le piccole imprese impiegano 310.133 addetti, più dei due terzi (67,4%) dell'occupazione del settore. Le piccole imprese italiane della Moda sono protagoniste sui mercati esteri: l'export del Tessile, abbigliamento e pelle realizzato direttamente dalle piccole imprese supera del 17,4% la somma di quello degli altri 9 principali paesi esportatori dell'UE. La tendenze dell'export per mercato - La buona performance del made in Italy della Moda è determinata dalla crescita del 3,9% delle esportazioni nei primi sette mesi del 2017. In relazione alle aree di sbocco quasi i tre quarti delle maggiori esportazioni registrate nel 2017 sono determinate dai Paesi europei non UE, dove l'export sale dell'11,0% e dall'Asia Orientale, dove si registra un +6,2%. Tenuto conto che in queste due aree hanno la leadership Russia e Cina, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) si delineano come i driver della crescita nel 2017 del made in Italy della moda, con un aumento dell'11,3% dell'export nel gruppo dei cinque Paesi. Approfondiamo l'analisi osservando l'andamento dei principali 20 mercati dove si concentra oltre l'80% dell'export totale del settore Tessile, abbigliamento e pelle. Il mercato più dinamico è quello della Svizzera dove l'export nei primi sette mesi del 2017 sale del 15,7%, seguito dalla Corea del Sud con 15,4%, Russia con 13,5%, Cina con 12,8%, Polonia con 10,6%, Repubblica ceca con 7,3%, Regno Unito con 4,7% e Spagna con 4,4%. Mercati in salita, ma con ritmo inferiore alla media, sono Austria con +3,3%, Hong Kong con 3,0%, Belgio con 2,2% e Portogallo con 1,5%. Più stazionarie le vendite in Francia (+0,8%), Tunisia (+0,6%), Germania e Giappone (+0,3%) e Romania (-0,3%). In controtendenza, con un calo delle vendite della moda italiana, Stati Uniti (-1,4%), Turchia (-4,9%) e Paesi Bassi (-7,4%). Le vendite della moda nei BRICS dei territori italiani - Sulla base degli ultimi dati disponibili tra le principali regioni per vendite della Moda nei BRICS nel primo semestre 2017 la maggiore crescita deriva dalla Lombardia con +23,9%, spinta dall'aumento del 43,7% dell'export del Cuoio conciato e lavorato, articoli da viaggio, borse, pelletteria e pellicce (Ateco C151); seguono Piemonte con +16,4%, Marche con +14,2%, Emilia-Romagna con +10,5%, Veneto con +6,2% e Toscana con +0,9%. Tra le altre regioni - con quote dell'export minori, oscillanti tra 1 e 2 punti percentuali - si registrano buone performance in Umbria con +28,6%, Campania con +19,1% e Lazio con +16,5%. Tra le maggiori 20 provincie la migliore performance dell'export del Tessile, Abbigliamento, Calzature nei BRICS nel primo semestre del 2017 lo registriamo a Verona con un aumento del +76,6%, trainata dal raddoppio (+99,1%) dell'export degli Articoli di abbigliamento (Ateco C 141); seguono, con tassi di crescita superiori alla media, Vercelli con +30,0%, Milano con +28,6%, Fermo con +23,0%, Napoli con +21,4%, Como con +20,3%, Rimini con +20,0%, Biella con +19,2% e Varese con +19,0%, Forlì-Cesena con +16,6% e Monza e della Brianza con +14,3%.