19 marzo

    Peso occupazione economia circolare: Italia con 2,1% davanti a Spagna (2,0%), 1,6% del Regno Unito (1,6%), Francia (1,5%) e Germania (1,4%). Nell'economia circolare il 61,3% delle imprese sono artigiane


    Una crescita sostenibile si basa su una robusta economia circolare la quale prevede che i prodotti siano progettati, realizzati e gestiti in modo da trasformare i rifiuti in risorse, con interventi lungo l'intero ciclo di vita del prodotto e non più limitati alla sola fase finale. Gli interventi possibili sono diversi, quali ad esempio: alleggerimento, con la riduzione la quantità di materie necessarie a fornire un determinato servizio); durabilità con allungamento della vita utile dei prodotti; efficienza, con riduzione del consumo di energia e di materie nelle fasi di produzione e di uso; sostituzione che riduce l'uso di materie pericolose o difficili da riciclare nei prodotti e nei processi di produzione; progettazione ecocompatibile basata sulla concezione di prodotti facili da mantenere in buono stato, da riparare, ammodernare, rifabbricare o riciclare; sviluppo dei servizi manutenzione e riparazione rivolti ai consumatori; incentivi per ridurre i rifiuti, per la corretta separazione e per l'adozione di sistemi di raccolta differenziata che contengano al minimo i costi di riciclaggio e riutilizzo; simbiosi industriale che favorisce il raggruppamento di attività per evitare che i sottoprodotti diventino rifiuti; orientamento al noleggio, prestito o condivisione invece dell'acquisto e creazione di mercati delle materie prime secondarie (materie riciclate). Il nostro Paese ha un ruolo rilevante nello sviluppo dell'economia circolare europea e nel confronto internazionale su dati Eurostat l'Italia è al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell'economia circolare: nel settore lavorano il 2,1% degli occupati di tutti i settori, superiore alla media UE di 1,7%; la quota dell'Italia si colloca davanti al 2% della Spagna, all'1,6% del Regno Unito, all'1,5% della Francia e all'1,4% della Germania. Tra gli altri minori paesi europei una quota di occupati nell'economia circolare superiore ai due punti percentuali si riscontra in Lettonia con 2,9%, Lituania con 2,7%, Croazia, Polonia e Slovenia con 2,2%. Economia circolare settore ad alta vocazione artigiana - Nel II trimestre 2017 sono 873.422 le imprese operanti nell'Economia circolare - la perimetrazione delle imprese comprende anche il settore manifatturiero - di cui 535.114 sono imprese artigiane pari al 61,3% delle imprese del modello imprenditoriale. Il peso più elevato dell'artigianato sulle imprese dell'economia circolare si riscontra a Bolzano con 82,7%, seguito da Valle d'Aosta con 78,7%, Trento con 71,5%, Liguria con 70,1%, Piemonte con 70,0% e Sardegna con 69,9%. A livello provinciale la maggiore vocazione artigiana dell'economia circolare, dopo Bolzano, si riscontra a Savona con 82,0%, Imperia con 80,6%, Sondrio con 79,9%, Cuneo con 79,2%, Valle d'Aosta con 78,7%, Enna con 77,6%, Nuoro con 77,3% e Grosseto con 75,1%. Nel dettaglio la struttura di offerta dell'Economia circolare è formata per il 61,8% da imprese manifatturiere che non si occupano di riparazione e recupero (Manifatturiero al netto della divisione 33-Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature) per un totale di 539.457 unità e le restanti 333.965 unità, pari al 38,2% del modello imprenditoriale, si occupano di riparazione e recupero: tale quota sale al 46,3% per l'artigianato per un totale di 247.573 imprese artigiane.