24 ottobre

    Indennità di avviamento per affitti commerciali


    Nel caso in cui il locatore decida di cessare il contratto di locazione di un immobile commerciale dando disdetta alla scadenza del contratto, egli è chiamato a versare al locatario l'indennità di avviamento, ovvero un risarcimento per i possibili danni derivanti dal cambio di sede, operato non per propria volontà. Inoltre il conduttore non è tenuto a rilasciare l'immobile preso in locazione ad uso commerciale se prima non riceve l'indennità di avviamento. La legge e la giurisprudenza prevedono tuttavia delle eccezioni e alcuni vincoli specifici: la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5603/2017 ha chiarito che nel caso in cui il titolare del locale abbia già versato l'avviamento, egli può esigere che il conduttore lasci immediatamente l'immobile; l'indennità spetta se la decisione di cessare il contratto è del locatore, anche nel caso il cui il conduttore abbia deciso di cessare l'attività prima o dopo la cessazione del rapporto e anche se il conduttore non ha subito alcun danno dalla perdita della clientela; l'indennità spetta solo se l'attività esercitata nell'immobile urbano adibito ad uso non abitativo è di tipo commerciale, industriale, artigianale, o di interesse turistico, anche se priva di fini di lucro e che il locale sia adibito al rapporto col pubblico o con la clientela (l'indennità non spetta ad esempio se si tratta una semplice sede amministrativa o di L'indennità non è dovuta se: la locazione cessa per morosità dell'inquilino; il conduttore non restituisce l'immobile e vi rimane dopo la scadenza del contratto, pur rispettando la data fissata nel provvedimento di rilascio [Cass. sent. n. 667/1998]; il conduttore è privo delle autorizzazioni amministrative necessarie per l'esercizio delle attività commerciali effettivamente svolte Non sono considerate valide eventuali clausole inserite nel contratto di locazione, in cui il conduttore dichiari di rinunciare all'indennità di avviamento. L'ammontare dell'indennità è pari a 18 mensilità dell'ultimo canone di locazione corrisposto e va versato prima che l'inquilino lasci il locale. La Cassazione, con l'ordinanza n. 24285/2017 ha infatti dichiarato legittimo il mancato rilascio dell'immobile se il locatore non paga l'indennità di avviamento dovuta.


    Il 62% degli Enti pubblici paga in ritardo. Molise e Catanzaro peggiori pagatori. Bolzano, Mantova, Sondrio i più virtuosi



    "L'Italia ha il record negativo in Europa per il maggiore debito commerciale della PA verso le imprese fornitrici di beni e servizi, pari a 3 punti di Pil, vale a dire il doppio rispetto alla media Ue dell'1,4% del Pil. E nonostante si siano accorciati a 58 giorni i tempi medi di pagamento degli Enti pubblici, in molte aree del Paese rimangono ritardi allarmanti superiori a 100 giorni". Lo sostiene il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti in base ad un'analisi della Confederazione sui pagamenti nel 2016 di 6.547 amministrazioni pubbliche per una somma di 115,4 miliardi riferiti a 23,7 milioni di fatture emesse dai fornitori. In generale, il 61,9% degli Enti pubblici non rispetta i termini fissati dalla legge sui tempi di pagamento in vigore dal 2013. A farsi attendere oltre i 30 giorni è il 64,8% dei Comuni e il 54,5% degli altri Enti pubblici. Per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale, il 46,9% degli enti non salda le fatture entro il termine dei 60 giorni stabiliti dalla legge. Sfuggono ai termini di legge anche gli Enti pubblici che gestiscono imposte e contributi: Agenzia delle Entrate, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Equitalia, Guardia di finanza, Inps e Inail, pagano in media i loro fornitori in 50 giorni, con picchi di 91 giorni per Agenzia del Demanio e 69 giorni per la Guardia di Finanza. A livello regionale i maggiori ritardi si registrano in Molise, dove la Pa paga i propri fornitori in 107 giorni. Seguono la Calabria con 98 giorni, la Campania con 83 giorni, la Toscana con 81 giorni e il Piemonte con 80 giorni. Sul fronte opposto, la regione più virtuosa è la Provincia autonoma di Bolzano dove gli Enti pubblici impiegano 36 giorni per onorare i loro debiti. Secondo posto per il Friuli Venezia Giulia con 39 giorni, seguita dalla Valle d'Aosta con 41 giorni, Lombardia con 43 giorni, Veneto e Provincia autonoma di Trento a pari merito con 47 giorni. Per quanto riguarda le province, gli imprenditori subiscono i peggiori ritardi a Catanzaro con 111 giorni di attesa. Non va meglio a Vibo Valentia dove bisogna aspettare in media 110 giorni, e a Campobasso dove gli enti pubblici pagano le fatture in 109 giorni. Seguono Benevento e Reggio Calabria con 105 giorni. In vetta alla classifica delle province in cui tutti gli Enti pubblici rispettano i termini di legge per pagare i fornitori vi sono Mantova e Sondrio, entrambe con una media di 25 giorni. Seguono Gorizia con 31 giorni, Brescia con 32 giorni, e Trieste con 33 giorni.