28 febbraio

    Le CCIAA Lombardia - Veneto ed Emilia Romagna sostengono l'intesa per una maggiore autonomia


    Le Camere di commercio sostengono la richiesta delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che assieme generano il 40,5% del PIL e il 54,5% dell'export italiano. I sistemi camerali di Lombardia, Veneto ed Emilia - Romagna hanno partecipato e sostenuto attivamente il percorso intrapreso dalle tre Regioni, condividendone i principi ispiratori di fondo e gli obiettivi di rilanciare un nuovo regionalismo che possa consentire a questa parte importante del sistema paese, non solo per gli assetti economico-produttivi, di competere alla pari con le realtà territoriali più evolute in Europa e fungere da traino per il resto d'Italia. Il sistema camerale, forte dei consolidati rapporti di collaborazione con le Regioni firmatarie dell'Intesa, ribadisce, il proprio incondizionato sostegno all'iniziativa, anche nei successivi passaggi istituzionali, e conferma l'impegno a fare la propria parte, nei ruoli, nelle funzioni e con le risorse attribuitegli dal recente riordino di cui al DL 219/2016, mettendo a disposizione le proprie esperienze e competenze, da integrare nelle politiche e strategie regionali.


    PIR, i chiarimenti delle Entrate


    Circolare Agenzia delle Entrate sui PIR individua paletti sui piani individuali di investimento: investitori e intermediari, tutele sugli strumenti finanziari, limiti di investimento e composizione tipo. L'Agenzia delle Entrate fornisce una serie di chiarimenti relativi ai piani individuali di risparmio (PIR) introdotti con la manovra 2017: chi può investire e con quali regole, quali gli strumenti finanziari ammessi e norme per gli intermediari. Fra le precisazioni più attese, il divieto di investire in strumenti di finanza derivata, se non in particolari casi e solo a copertura dei rischi. Si tratta di investimenti a medio-lungo termine, (periodo minimo di detenzione: cinque anni) destinati alle persone fisiche - che si concentrano su strumenti finanziari ancorati all'economia reale, con una quota che va a potenziare in particolare le PMI - le cui rendite non sono tassate. Il regime fiscale agevolato per gli investimenti nei PIR si applica a persone fisiche residenti in Italia che mantengono l'investimento per almeno cinque anni. Se cambia la residenza fiscale, non si applica e si chiude il piano individuale di risparmio. Una persona può essere intestataria di un solo PIR e il piano, a sua volta, non può avere più di un titolare. Il gestore del piano acquisirà, all'atto dell'incarico, la necessaria autocertificazione. Nel momento in cui ha chiuso un PIR, un investitore può diventare titolare di un altro piano di risparmio individuale, anche nello stesso periodo di imposta. L'importante è che non sia intestatario di diversi PIR contemporaneamente. Anche un minorenne può essere intestatario del PIR, in considerazione del fatto che la legge non prevede limiti di età. Se i genitori sono titolari dell'usufrutto, non possono però essere intestatari di un altro PIR. Se invece non lo sono, il soggetto delegato per le posizioni intestate al minore può essere intestatario di un altro PIR. Gli intermediari abilitati a costituire un PIR sono: intermediari finanziari residenti o stabili organizzazioni di intermediari esteri abilitati al risparmio amministrato: banche, società di intermediazione mobiliare, fiduciarie che amministrano beni per conto terzi, Poste Italiane, agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale, società di gestione del risparmio. imprese di assicurazione residenti nel territorio dello stato, oppure con stabile organizzazione, o ancora con rappresentante fiscale in Italia (che farà da sostituto d'imposta). Per quanto riguarda i tetti massimi, il comma 101 della legge prevede un investimento complessivo massimo di 150mila euro, con un tetto annuo di 30mila euro. Tale limite riguarda l'anno solare e può essere raggiunto facendo diversi investimenti nel corso dell'anno (sempre, senza superare la somma limite consentita). Non è previsto un arco temporale prefissato per il raggiungimento del tetto complessivo. Quindi, è possibile investire meno di 30mila euro in un anno e destinare la parte non investita ad anni successivi: in questo caso, visto che comunque non si può mai superare questa soglia nell'arco dell'anno solare, ci vorranno più di cinque anni per raggiungere il tetto complessivo di 150mila euro. Esempio: investimento nel primo anno di 10mila euro. Nei quattro anni successivi invece si investono nel PIR 30mila euro all'anno. I 20mila euro che mancano al raggiungimento della soglia di 150mila euro possono essere investiti successivamente al quinto anno. I redditi che derivano dagli investimenti confluiti nel PIR non devono necessariamente essere reinvestiti nel piano. Se invece questo succede, sono considerati nuovi investimenti, che quindi rivelano ai fini del rispetto del plafond di 30mila euro annui.