3 maggio

    Smart working, nuova cultura del lavoro nelle PMI


    Lo smart working tende a essere considerato appannaggio delle grandi organizzazioni di impresa. Pur essendo un'attribuzione in larga parte corretta (per motivi meramente numerici, logistici ed economici), l'opportunità di abbracciare nuove modalità di lavoro è tutt'altro che preclusa alle aziende di minori dimensioni. Al contrario: soprattutto in Italia, dove come risaputo sono proprio le PMI a costituire la "spina dorsale" dell'economia, una reale trasformazione della cultura lavorativa nazionale in prospettiva smart sarebbe possibile proprio se fossero anzitutto le medie e piccole imprese - e non tanto le grandi - a impegnarsi a promuoverla. Per comprendere la portata di un simile cambiamento va anzitutto inquadrato correttamente il fenomeno del lavoro smart, anche sfatando qualche mito a riguardo. Per prima cosa, per lavorare in modo smart non c'è bisogno di cambiare sede aziendale o dotarsi di dotazioni tecnologiche avveniristiche. Un laptop e uno smartphone sono oggi alla portata di chiunque (anche in logica "bring your own device", ) e piccoli accorgimenti al layout d'ufficio sono altrettanto facilmente praticabili. In secondo luogo, lo smart working non riguarda tanto - o quanto meno non solo - l'opportunità di lavorare fuori dall'ufficio (ciò che in Italia si definisce "lavoro agile") o di vivere gli spazi interni in modo più dinamico, magari rinunciando all'ufficio personale o addirittura alla scrivania. A fronte di questi elementi "hard", che pure sono parte sostanziale del lavoro smart (e a ragione figurano fra i suoi temi più dibattuti), il cambiamento davvero prezioso, cui puntare costruendo apposito percorsi di change management, è quello che impatta sulla cultura del lavoro. E qui torniamo alle PMI: qualsiasi tipo di azienda, di ogni settore e dimensione, può instaurare prassi lavorative che favoriscano il lavoro per obiettivi, vero cuore dello smart working, abilitando così un profittevole sviluppo dell'organizzazione. Il punto della questione è questo: se è vero che lo smart working non si pratica solo per far risparmiare l'azienda sulla logistica e i dipendenti sulla benzina (e migliorare la relazione fra vita privata e lavorativa), ma anche e soprattutto per cambiare radicalmente la cultura del lavoro, tale prospettiva di trasformazione è a disposizione di chiunque sia disposto a rimettere in gioco il proprio modo di lavorare. E questo si può fare potenzialmente anche senza cambiare una virgola di dotazione tecnologica e uffici. È la testa delle persone a doversi trasformare, mirando alla responsabilità: troppo spesso nelle aziende si lavora solo per compiti, vincolando per di più la percezione di produttività (perché di fatto solo di percezione normalmente si parla) alla presenza in ufficio, meglio se sotto lo sguardo vigile del capo. "Work is not a place, it's what you do", recita uno slogan particolarmente efficace. Come già sottolineato, il lavoro smart è anzitutto lavoro per obiettivi, interpretato come avrebbe voluto il suo ideatore Peter Drucker (forse il più importante studioso di management), cioè ingaggiando le persone anzitutto sul senso e sul valore del proprio fare, diffondendo fiducia e autonomia nell'intera organizzazione e dotandosi di adeguati strumenti di verifica della performance. Per moltissimi lavoratori italiani lo scarto dal lavoro per compiti a quello per obiettivi somiglia al passaggio da liceo a università: libertà di scelta e autonomia si accompagnano necessariamente a maggiore consapevolezza e, ancora una volta, responsabilizzazione.


    Segnali di ripresa nelle Costruzioni, con produzione a +2,4% nell'ultimo trimestre


    Il segnale positivo dell'aumento congiunturale del PIL dello 0,2% nel primo trimestre del 2019 - peraltro dimezzato rispetto al +0,4% dell'Eurozona - interrompe la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018; la crescita del primo trimestre dell'anno è il risultato di incrementi del valore aggiunto sia nel comparto dell'agricoltura, sia in quello dell'industria (manifatturiero e costruzioni, estrattivo ed energia), sia in quello dei servizi. Anche la produzione nelle Costruzioni mostra segnali di ripresa e a febbraio 2019 si conferma la tendenza alla crescita congiunturale in atto da novembre dello scorso anno, con un aumento più consistente di quelli riscontrati nei mesi precedenti. La nota dell'Istat precisa che il buon andamento a febbraio 2019 (+7,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente - "è probabilmente da ricondurre anche alla disparità delle condizioni climatiche rispetto allo scorso anno, avverse nel febbraio del 2018 e particolarmente favorevoli quest'anno". La crescita della produzione nell'ultimo trimestre dicembre-febbraio (+2,4% vs. trimestre precedente) migliora la performance del 2018 che è apparsa debole, soprattutto nel confronto internazionale, come evidenziato in una nostra recente analisi. La domanda di lavoro del comparto appare ancora debole. L'analisi della dinamica dell'occupazione nel settore delle Costruzioni basata sui dati Eurostat evidenzia che nel corso del 2018 l'Italia ritorna in territorio negativo segnando un -0,8%, dopo il segnale di tenuta (+0,2%) dell'anno precedente. Nell'Eurozona l'occupazione cresce dell'1,7%, nonostante l'edilizia tedesca presenti una performance negativa della stessa intensità di quella italiana. Trainano la crescita nell'area dell'euro la Spagna con un +8,2% e la Francia con un +3,6%. Su base triennale l'Italia, dopo l'Estonia, è il paese dell'UE a 28 con la peggiore performance (-4,6%) dell'occupazione. Il quadro della congiuntura delle Costruzioni mostra, inoltre, una stagnazione dei prezzi degli immobili. Nel quarto trimestre 2018 i prezzi delle abitazioni, acquistate dalle famiglie per fini abitativi o per investimento, diminuiscono dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre del 2017, variazione in leggera attenuazione rispetto al -0,8% registrato nel terzo trimestre 2018. Nel dettaglio, tale dinamica è trainata in territorio negativo dalla diminuzione del prezzo delle abitazioni esistenti (-0,7%, comunque in rallentamento rispetto al -1,3% del trimestre precedente), mentre stazionario risulta quello delle abitazioni nuove, anche se era in crescita dell'1,6% nel terzo trimestre 2018. In media, nel 2018, i prezzi delle abitazioni diminuiscono complessivamente dello 0,6%, a fronte di dinamiche di prezzo di segno opposto tra i prezzi delle abitazioni esistenti (che pesano per oltre l'80% sul dato complessivo), in diminuzione dell'1,0%, e quelli delle abitazioni nuove che aumentano dell'1,0%. Il sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia pubblicato da Banca d'Italia indica per il quarto trimestre 2018 una riduzione media tra il prezzo richiesto dal venditore e quello effettivamente pagato del 10,5%, in lieve attenuazione rispetto al trimestre precedente (10,8%) e sostanzialmente in linea rispetto al quarto trimestre 2017 (10,6%). Nelle Costruzioni assumono una specifica centralità le politiche di incentivazione degli interventi per ristrutturazioni e per risparmio energetico, con effetti rilevanti sull'occupazione del settore, come evidenziato in un nostro recente studio. La propensione a ristrutturare la casa rimane su buoni livelli. Una recente analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato Marche evidenzia che a gennaio 2019 la quota di consumatori che è orientata ad effettuare un intervento straordinario sull'abitazione è pari all'8,9%, livello di poco inferiore rispetto a quanto registrato un anno prima. Osservando la serie storica annuale, dopo il calo registrato nel 2017, la propensione alla manutenzione straordinaria della casa torna a crescere e in media nel 2018 si attesta al 9,4%.